Costruire una relazione positiva. Pressione e ricompensa sono due facce della stessa medaglia? - Parte terza

Costruire una relazione positiva. Pressione e ricompensa sono due facce della stessa medaglia? - Parte terza

Chiunque abbia a che fare con i cavalli conosce bene il dilemma espresso dallo slogan: si addestra con la “carota” o con il “bastone”? Si usano le ricompense o la pressione? 
C'è chi giura che il solo rinforzo positivo (cibo, carezze, voce) sia la via per un cavallo sereno e collaborativo. E chi sostiene che senza una buona dose di “carattere” e di pressione ben applicata non si ottengono risultati. 
La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.
E soprattutto, sta nella consapevolezza di ciò che si sta facendo.

In questo articolo, ho provato a mettere insieme due fonti molto diverse ma complementari: il libro di Paolo Baragli  I cavalli di Federico  (2012), una guida pratica di etologia applicata che prende spunto dagli insegnamenti del capitano Federico Caprilli, e una recentissima revisione scientifica internazionale del 2025 intitolata Combined Reinforcement: poisoned cue or a panacea for modern equine training? 
L'obiettivo è provare a capire se e come si possa costruire un addestramento efficace, etico e sostenibile per i nostri cavalli.

Facciamo chiarezza: cosa sono il rinforzo positivo e quello negativo?
Nel linguaggio dell'etologia e della teoria dell'apprendimento, esistono due modalità principali di condizionamento operante:
Rinforzo negativo (RN): si applica uno stimolo (una pressione, un fastidio) e lo si rimuove non appena il cavallo raggiunge il risultato richiesto. È il meccanismo pressione-rilascio.
Esempio: premo leggermente con le gambe, il cavallo avanza, io rilascio la pressione.
Rinforzo positivo (RP): si aggiunge qualcosa di piacevole (un pezzo di carota, una gratificazione tattile) subito dopo che il cavallo ha risposto correttamente alla richiesta.
Esempio: il cavallo sale sul trailer e io lo ricompenso con una zolletta di zucchero.
Attenzione: “positivo” e “negativo” significano, rispettivamente “aggiungo qualcosa” e “tolgo qualcosa”. Un errore comune è pensare che il rinforzo negativo significhi punire o maltrattare.
Non è così: una leggera pressione della gamba, seguita da un rilascio immediato, è rinforzo negativo, ma è anche il modo più comune e fisiologico di comunicare con un cavallo montato.

Il problema specifico del cavallo
E qui arriva la prima, fondamentale specificità del cavallo rispetto ad altre specie domestiche.
Quando montiamo un cavallo non possiamo eliminare completamente il rinforzo negativo. Ogni comando in sella (accelerare l'andatura, fermarsi, fare una volta) si basa inevitabilmente sull'applicazione e sul rilascio di pressioni fisiche, anche minime. 
Anche la sola presenza del peso del cavaliere sulla groppa costituisce uno stimolo meccanico. 
Scrive Baragli, citando Caprilli: “L'azione del cavaliere esita nell'applicazione di una serie di forze meccaniche sul corpo del cavallo che per semplicità possiamo chiamare pressioni”.
Dunque, non si può addestrare un cavallo montato usando solo il rinforzo positivo.
Chi sostiene il contrario probabilmente non si rende conto che anche il semplice “stare in sella” è una pressione, cioè un piccolo rinforzo negativo.
D'altro canto, il rinforzo negativo da solo presenta dei limiti.
Se applicato in modo scorretto (pressione troppo forte, rilascio ritardato, confusione tra segnali) diventa fonte di stress, paura e comportamenti di difesa.

Come scrive Baragli: “Quando un cavallo oppone difficoltà, è irrequieto, scappa, si pianta o si difende, lo  fa quasi sempre per sottrarsi ad un dolore che gli procura l'azione del cavaliere o per tema di esso”.

La soluzione ibrida: il rinforzo combinato (RC)
Se non possiamo eliminare il RN, ma vogliamo comunque sfruttare i ben noti vantaggi del RP (miglior benessere, riduzione dei conflitti, relazione più positiva), la strada è una sola: combinarli intenzionalmente.
Questa tecnica si chiama Rinforzo combinato (RC) e consiste nel fare in modo che, dopo l'esecuzione del comportamento desiderato, il cavallo riceveva sia la rimozione della pressione (RN) sia l'aggiunta di una ricompensa (RP).
 In pratica: il cavallo sente la pressione, esegue il comando, si rilascia la pressione e lo si ricompensa con uno zuccherino.
Sembra semplice, ma non lo è.
Perché la combinazione richiede tempismo perfetto, coerenza e una buona conoscenza del singolo cavallo.
Baragli, pur non usando l'espressione “rinforzo combinato”, descrive situazioni che vi si avvicinano molto.
Ad esempio, parlando del lavoro da terra per far salire un cavallo sul trailer: “Se volessimo velocizzare la procedura sarebbe sufficiente applicare una leggera tensione sulla longhina, in modo da dirigere la risposta del cavallo alla prima applicazione della procedura; in tal modo, nel momento in cui il cavallo si ferma, noi rilasciamo immediatamente la pressione della longhina e somministriamo la carota”.

Qui abbiamo esattamente la sequenza: prima il RN (pressione-rilascio) per indirizzare il comportamento, poi il RP (carota) per rafforzarlo.
Tuttavia, riguardo all'uso del RP in sella lo stesso Baragli è molto cauto “È molto difficile applicare il rinforzo positivo stando in sella: nel momento in cui il cavallo esegue il comportamento che noi desideriamo dovrebbe esserci un modo per dargli subito un pezzo di carota, senza fermarsi e scendere”.
E mette in guardia da un errore comune: "Si vede spesso il cavaliere che si piega dalla sella per dare un pezzo di carota al cavallo dopo che questi ha eseguito un esercizio. In quel caso si sta creando un'associazione fra il rinforzo e il comportamento di piegare la testa, non con l'esercizio appena eseguito".
Quindi, secondo Baragli, il RP da terra è utile e praticabile. Il RP in sella è molto più complesso e rischia di creare confusione.

Cosa aggiunge la scienza moderna?
La revisione di Bradshaw-Wiley et al. (2025) conferma e approfondisce queste intuizioni. Gli autori analizzano decenni di studi e fanno una scoperta sorprendente: la maggior parte delle ricerche che dichiarano di usare solo RP in realtà includono, senza riconoscerlo, anche elementi di RN.
Ad esempio, uno studio molto citato di Sankey et al. (2010) ha mostrato che cavalli addestrati con RP avevano migliori relazioni con l'uomo e minore stress. Ma per insegnare loro a fare un passo indietro, gli addestratori si avvicinavano ai cavalli, creando una pressione psicologica (quindi RN).
Lo studio, insomma, non era “puro RP” ma, di fatto, RC non riconosciuto.
La revisione conclude che:
- Il RN non può essere eliminato dall'addestramento equestre, specialmente in sella.
- Il RP da solo non è una soluzione praticabile per l'equitazione montata.
- Il RC è la strada più promettente, ma mancano studi specifici e ben strutturati.

Va detto comunque che gli studi disponibili mostrano tendenzialmente risultati positivi.
In particolare, lo studio di Heleski et al. (2008) ha confrontato cavalli addestrati a superare un oggetto spaventoso con solo RN o con RN+RP. Il gruppo in RC non ha imparato più velocemente (probabilmente per il ritardo nel dare il cibo), ma ha mostrato significativamente meno comportamenti di paura e conflitto, suggerendo un addestramento più sicuro e meno stressante.

E il famoso “segnale ambiguo”?
Alcuni addestratori credono che mescolare RP e RN rischi di “contaminare” il segnale: il cavallo non capirebbe più se un certo stimolo preannuncia una cosa piacevole o una spiacevole, diventando ansioso o confuso.
La revisione scientifica è chiara: non esiste alcuna evidenza formale a supporto di questa teoria.
Al contrario, molti studi dimostrano che l'uso involontario di entrambi i rinforzi ha prodotto risultati positivi.
Inoltre, in natura gli animali sono abituati a situazioni ambivalenti; la capacità di discriminare è parte del loro normale repertorio cognitivo.
Non è la combinazione in sé ad essere pericolosa, ma l'incoerenza, la mancanza di chiarezza e l'uso di pressioni eccessive.

L'addestramento del cavallo è un atto di comunicazione tra due specie diverse, che devono imparare a capirsi.
Il rinforzo negativo, se usato con la minima pressione efficace e con rilascio immediato, non è maltrattamento: è il linguaggio naturale del cavallo montato.
Il rinforzo positivo, se usato con tempismo e coerenza, migliora il benessere, riduce i conflitti e costruisce una relazione positiva.
La combinazione dei due è la direzione verso cui la scienza dell'equitazione sta guardando con sempre maggiore interesse.
Non esiste una ricetta. Ogni cavallo è diverso. 
La direzione è chiara:
Usa il rinforzo negativo in modo leggero, preciso e tempestivo.
Aggiungi il rinforzo positivo quando puoi, senza creare confusione.
E osserva sempre il cavallo: è lui che ti dice se stai comunicando bene.
Come scrive Baragli citando Caprilli: "Si dovrà osservare che i cavalieri aiutino i cavalli senza asprezza, ma usino la dovuta progressione, proporzionando sempre gli aiuti alla sensibilità del cavallo."
Aggiungiamo noi: e ogni tanto una carota ben data, a terra, fa miracoli!

Fonti:
Baragli P., I cavalli di Federico. Guida pratica di etologia applicata al cavallo , Pisa University Press, 2012.
Bradshaw-Wiley E., Henshall C., McLean A., Freire R., Rinforzo combinato: segnale avvelenato o panacea per l'addestramento equino moderno? Una revisione narrativa. Applied Animal Behaviour Science , 291, 2025.
Caprilli F., Scritti , 1909 in: Giubbilei C.,  Federico Caprilli, vita e scritti , Casa editrice italiana (ristampa anastatica), Roma 2021.

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