Ho un amico che si chiama Pluto ed è un monumento Unesco (ma non glielo dite)

Ho un amico che si chiama Pluto ed è un monumento Unesco (ma non glielo dite)

Chi mi conosce sa che non sono esattamente una persona da cavalli definiti “difficili”. 
Eppure, da qualche anno, nella mia vita c’è lui: Pluto.
Un nome da imperatore asburgico. Un corpo da palazzo viennese. Un carattere…
Pluto è un cavallo
Lipizzano.
Sì, proprio quelli bianchi ed eleganti che fanno la levade all’Alta Scuola di Vienna, che trainano le carrozze reali, quelli insomma che nei documentari sembrano statue viventi.
Solo che Pluto la statua la fa solo quando gli conviene.

Un incontro (quasi) storico
L’ho preso che aveva tre anni dal Crea di Montelibretti, vicino Roma (l’allevamento statale del cavallo Lipizzano), un posto che, tra filari di scuderie antiche, prati curati, e un silenzio rotto solo da nitriti profondi, trasuda storia e tradizione.
Lì, al Crea, ho conosciuto persone che del Lipizzano sanno proprio tutto: genealogie, linee di sangue, storie di stalloni che hanno attraversato guerre e imperi.
I Lipizzani discendono tutti da sei stalloni capostipiti, selezionati secoli fa: Pluto, Conversano, Maestoso, Favory, Neapolitano e Siglavy. 
Quando mi hanno detto: Questo potrebbe essere il cavallo che cerchi, un discendente della linea “Pluto”, ho riso.
Come si chiama? Pluto, appunto. Anzi Pluto Valdamora! (Valdamora è la sua mamma.)
Il mio cavallo porta il nome del suo antenato più famoso, quasi un passaporto di nobiltà. 
Sguardo fiero, espressione superba e diffidente, ma soprattutto mantello sporco di terra: sì, sarebbe stato proprio lui il “mio” cavallo.

Pluto, il barocco dal carattere… barocco
Se cercate su internet notizie sul temperamento del Lipizzano, leggete: docile, fedele, intelligente, paziente, sensibile, equilibrato.
Tutto vero. Ma nessuno vi dice che intelligente significa anche che ti guarda mentre arrivi al maneggio con l’aria di chi sa che hai dimenticato le carote. E che paziente a volte si trasforma in “pazientemente immobile finché non capisci che oggi non ha voglia di fare nulla”.
Pluto ha una dote innata: sa usare la sua stazza (quasi 1,60 m al garrese e oltre 500 kg di muscoli compatti) per darmi il benvenuto (spingendomi fuori dal paddock, sciogliendomi i capelli che scambia per crini, dispensando quelli che mi piace pensare siano baci, mordicchiandomi le labbra).
Ma ha anche un altro superpotere: quando sono giù, si avvicina, appoggia il muso sulla spalla e smette di respirare. Sta zitto, fermo, calmo. 
E lì mi ricorda perché la razza Lipizzana sia stata salvata durante la guerra... Per la loro bellezza, ma soprattutto perché sanno essere compagni fedeli anche quando il mondo va a rotoli.

Il mantello che non è mai cambiato (e me lo ricorda ogni giorno)
I Lipizzani, si sa, hanno quella fama: nascono scuri (baio, nero o grigio scuro) e poi diventano bianchi con l’età. Un lento imbiancamento che può durare anni.
Beh, il mio Plutino non è un cavallo da manuale. 
Lui è nato già grigio. Sì, proprio così: un grigio chiaro fin dal primo giorno, come se avesse avuto fretta di diventare adulto. Ora, a otto anni, ha ancora quel colore lì, tra il grigio perla e l’argento vivo.
Ogni volta che qualcuno, un po’ inesperto, mi dice: Ma allora non è un Lipizzano purosangue?, io sorrido e spiego che sì, lo è eccome. Semplicemente è un’eccezione, una di quelle rarità che rendono la razza ancora più interessante. Un po’ come chi non segue le mode, insomma. Un cavallo controtendente. 
Lui, dal canto suo, quando mi sente parlare dei suoi simili, fa finta di niente. Ma so che dentro è orgogliosissimo.

Un cavallo con un passato (e un futuro) da Unesco
Nel 2022 la tradizione dell’allevamento del Lipizzano è diventata Patrimonio Unesco. Quando l’ho letto ho guardato Pluto e gli ho detto: Hai capito? Sei un monumento.
Lui ha sbuffato e si è rotolato nel fango.
È vero: dietro Pluto c’è una storia lunga 450 anni. Dall’Impero Asburgico alle marce di guerra, dai salvataggi del generale Patton dai nazisti di Hitler durante la Seconda guerra mondiale fino al Crea che oggi custodisce un patrimonio genetico unico al mondo.
Avere un cavallo così non è solo un hobby. È un pezzo di Europa che ti cammina accanto.

La vita quotidiana con Sua Altezza Pluto
Al mattino lo vado a trovare con qualche leccornia. Lui mi aspetta con l’espressione che dice: Finalmente, umana.
Poi lo striglio. Il mantello grigio è diventato col tempo setoso come la criniera di un unicorno.
Se son di buon umore, salgo, passeggiamo un po’ nel rettangolo del maneggio, entro nel suo movimento e mi placo. Basta questo per sentirmi felice.
Lui si gira, mi guarda e sembra dirmi: Ti sei fermata a livello di principiante, vero?
Ma ci va bene così, quando è arrivato da me, quel primo aprile di cinque anni fa, gli ho sussurrato nelle orecchie che, nella vita che avremmo condiviso, avremmo fatto solo questo.
Insomma,
è un barocco dentro e fuori: nobile, teatrale, a tratti melodrammatico.
Però quando lo saluto e lui si allontana lentissimo, con quel portamento da antico palazzo viennese, capisco che non cambierei questo cavallo con nessun altro.

Consigli a chi volesse un Lipizzano (dal mio punto di vista)
Vi consiglio di prendere un Lipizzano, soprattutto dal Crea o da altri allevamenti storici, come Lipica, in Slovenia o Piber in Austria.
Ma sappiate che:
1. Non sono cavalli per principianti: troppo intelligenti e sensibili. Vi leggono dentro.
2. Hanno bisogno di spazio: Pluto si deprime se non sta la maggior parte del tempo all’aperto.
3. Richiedono pazienza: non si addestrano con la forza. Si addestrano con la fiducia. E guai a tradirla.
4. Vi regaleranno emozioni che non vi aspettate, come quando, soffiando nelle narici e modulando il suo respiro al mio, siamo diventati “uno”.

Pluto non è solo un cavallo
È un pezzo di storia che nitrisce.
Un animale che mi ha insegnato che la nobiltà non è la linea di sangue, ma il modo in cui vivi con chi ti sta accanto.
È un Lipizzano vero, con tutte le linee classiche, il mantello grigio dalla nascita, il carattere da principe ribelle. È il Grande Cane Bianco (ma questa è un’altra storia...)

Se passate da queste parti, veniteci a trovare. 
Vi avviso però: vi guarderà con due occhioni scuri pieni di dignità, poi farà finta di ignorarvi e, dopo qualche secondo, vi richiamerà con un colpetto col muso.
Un consiglio: meglio equipaggiarsi di carote e biscotti!

Benvenuti a casa mia, dirà.
E avrà ragione lui, come sempre.

 

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