L'abbigliamento da concorso non è solo eleganza ma tradizione e sicurezza
Quando si parla di abbigliamento da concorso, il pensiero corre subito a un’eleganza austera: giacche scure, stivali lucidi, camicie immacolate. In realtà, ogni capo che un cavaliere indossa al cancello di partenza racchiude secoli di storia militare, rigide norme tecniche e soluzioni pensate per un unico scopo: garantire la massima sicurezza in sella senza rinunciare alla perfezione formale che questo sport richiede.
Le radici storiche di un codice estetico senza tempo
Per comprendere l’attuale codice di abbigliamento equestre occorre tornare ai campi di battaglia e alle accademie di cavalleria dell’Ottocento. All’epoca l’equitazione sportiva era un privilegio quasi esclusivo degli ufficiali, e la loro uniforme rispondeva a precise esigenze militari. L’antenato della giacca moderna era la redingote, un cappotto lungo e aperto sul retro che permetteva al cavaliere di muoversi liberamente in sella mantenendo un aspetto severo e autorevole.
Quando l’equitazione divenne disciplina olimpica nel 1900, e poi stabilmente dal 1912, lo sport a cavallo restò a lungo un club per gentiluomini in uniforme. Fino al 1952 solo gli ufficiali in servizio attivo potevano gareggiare, portando in pista le loro divise regolamentari. Quel legame con le accademie militari si trasformò così in tradizione, sopravvissuta ben oltre la fine dell’era bellica.
Parallelamente, l’Inghilterra vittoriana viveva la sua età d’oro dell’eleganza pratica. La società ottocentesca aveva un’ossessione per l’ordine e la funzionalità degli abiti. Nacque così lo stile equestre che riconosciamo ancora oggi: giacca scura per non mostrare lo sporco, calzoni chiari per far risaltare la posizione delle gambe, stivali alti in cuoio lucido e camicia abbottonata fino al collo, spesso chiusa da uno stok (quella particolare cravatta fermata da una spilla che non si sposta mai durante l’esibizione). Ogni capo aveva una ragione precisa.
Quell’estetica è arrivata intatta fino a noi: un cavaliere dell’Ottocento riconoscerebbe subito l’abbigliamento di un atleta odierno in gara FEI.
Oggi, però, la tradizione non è solo consuetudine: è custodita e aggiornata da un regolamento minuzioso che non lascia spazio all’improvvisazione. La Federazione Equestre Internazionale (FEI) stabilisce colori, materiali, l’obbligo del casco omologato e persino la raccolta dei capelli. Perché in questo sport l’eleganza non è un optional: è una regola.
Cosa dice oggi il regolamento FEI (e cosa ha cambiato la FISE)
Nel dressage, la giacca da gara deve essere blu scuro o nera per le competizioni classiche, mentre nelle libere sono ammesse tinte unite ma sempre sobrie. I pantaloni (breeches) sono rigorosamente bianchi o avorio: un colore che permette ai giudici di leggere con chiarezza ogni movimento della gamba del cavaliere, dettaglio decisivo per la valutazione tecnica. La camicia è sempre chiara, i guanti generalmente bianchi. Anche i capelli lunghi vanno raccolti e i gioelli pendenti sono vietati: nulla deve distrarre l’attenzione o creare un potenziale pericolo.
La novità più significativa degli ultimi anni è arrivata dalla Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) , che con una delibera del Consiglio Federale del 27 febbraio 2023 ha modificato ufficialmente il regolamento. Non un piccolo aggiustamento, ma una vera rivoluzione che ha cambiato il look tradizionale, soprattutto nel salto ostacoli.
Prima del 2023, anche nel salto ostacoli il codice di abbigliamento era rigido e richiedeva giacche nere o blu scuro.
Oggi, invece, la dicitura ufficiale è “Giacca di un qualsiasi colore” , con una lista esplicita che include nero, blu chiaro o scuro, grigio chiaro o scuro, rosso, bordeaux, marrone, verde.
Una novità accolta con entusiasmo da cavalieri e pubblico, perché permette di esprimere la personalità e rende le competizioni visivamente più accattivanti.
Il dressage resta invece un’isola di eleganza e tradizione. Questa disciplina, che premia precisione, armonia e forme classiche sopra ogni altra cosa, ha mantenuto un codice molto più severo.
Nelle competizioni nazionali la giacca deve essere nera o blu scuro; in quelle internazionali FEI le regole sono ancora più stringenti, con gli stessi colori.
Dal 2025, le Nazionali Italiane di tutte le discipline FISE hanno adottato una nuova divisa ufficiale. La storica giacca rossa è stata sostituita da una splendida giacca azzurra, il colore che da sempre rappresenta l’Italia. Un cambiamento importante per rendere i nostri atleti riconoscibili sulla scena internazionale.
Quando la tradizione incontra la sicurezza
C’è un punto in cui l’evoluzione è stata più netta.
Un tempo nel dressage si usava ancora il cilindro, ma oggi il casco da equitazione omologato è obbligatorio nella stragrande maggioranza delle competizioni, comprese quelle internazionali. Non è un semplice copricapo elegante, ma un dispositivo di protezione individuale che deve rispettare standard certificati come il PAS 015 o il VG1.
Un casco serio va sostituito dopo pochi anni o dopo ogni caduta significativa, perché la sua capacità di assorbire gli urti diminuisce nel tempo.
Nel salto ostacoli e nel concorso completo si aggiungono giubbotti para schiena e airbag, ormai essenziali per proteggere busto e organi vitali. Anche i pantaloni da equitazione con grip non sono un vezzo estetico: il rivestimento in silicone o similpelle aiuta il cavaliere a rimanere saldo in sella senza sforzo eccessivo, migliorando la comunicazione con il cavallo. Allo stesso modo, il tacco basso e squadrato degli stivali da gara non è una scelta di moda, ma una norma di sicurezza precisa per evitare che il piede scivoli nella staffa, con conseguenze potenzialmente gravissime.
Ogni dettaglio fa la differenza
Indossare l’abbigliamento regolamentare completo significa molto più che rispettare un foglio di norme. È il primo segnale che il cavaliere invia al giudice, agli avversari e a se stesso: sono pronto, conosco le regole, rispetto la tradizione e prendo sul serio la mia sicurezza e quella del cavallo.
Non esiste un dettaglio insignificante in questo sport. Dal tipo di cucitura dei calzoni alla chiusura della camicia, dalla vestibilità della giacca alla qualità del grip, ogni elemento concorre a definire un’immagine di disciplina e preparazione che in competizione fa la differenza.
Sempre più cavalieri, anche a livello amatoriale, scelgono di investire in capi tecnici certificati invece di accontentarsi di soluzioni generiche. Perché in gara non si può lasciare nulla al caso, e l’abbigliamento è la prima delle carte da giocare.
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Nella foto, Carmelo Donzella e Parkview Rocket (il pezzato più bello del mondo [nda]), salto ostacoli, categoria 110; Clara Pellegrino e Don Aurelio di Giancamisa (per gli amici Donny), dressage, categoria M200 Matser Cento/Sud Italia.