Quello che nessuno ti dice sulle stincherie

Quello che nessuno ti dice sulle stincherie

Lo ammetto: per anni ho messo le stinchiere perché così vedevo fare, senza chiedermi se fossero adatte al mio cavallo, al lavoro che stavo facendo, alla temperatura di quel momento. 
Poi ho iniziato a documentarmi, a parlare con professionisti, a osservare meglio.
Ho scoperto che la questione è molto più interessante (e delicata) di quanto pensassi.
Da un lato le protezioni salvano tendini e ossa da traumi anche gravi.
Un colpo secco contro un ostacolo, per esempio, può causare danni ben peggiori di qualsiasi rischio da surriscaldamento.
Dall’altro lato, la scienza ci dice che un uso scorretto come protezioni lasciate troppo a lungo, materiali poco traspiranti, vestibilità sbagliata, può far salire la temperatura dei tendini fino a livelli preoccupanti.
E un tendine surriscaldato è un tendine a rischio.
Insomma, non è vero che “tanto vale metterle sempre”.
E non è vero neppure che “meglio non mettere nulla”.
La verità, come spesso accade in ambito equestre, sta nel mezzo: nella scelta consapevole, nel buon senso, in qualche accorgimento pratico che fa la differenza.

In questo articolo proviamo a fare chiarezza. 
Vedremo quali protezioni esistono, a cosa servono davvero, quali materiali privilegiare e, soprattutto, come usarle senza danneggiare la salute del cavallo.

Le fedeli compagne del salto e del cross: le stinchiere
Partiamo da quelle che probabilmente conosci meglio: le stinchiere.
Cosa proteggono? La zona lunga e diritta della gamba che va dal ginocchio (o dal garretto) al nodello e, soprattutto, i tendini flessori che passano dietro di essa.
Proteggono anche la parte interna ed esterna della gamba. Sono la scelta obbligata per salto ostacoli, cross country e lavoro in piano intenso.
Perché? Perché in queste discipline il rischio di urti è reale: un ostacolo che si tocca, una barriera che cade... La struttura rigida di queste protezioni (spesso in TPU o resina) assorbe l’energia dell’impatto e la disperde, evitando che arrivi dritta al tendine.
Ma c’è un rovescio della medaglia.
Le stinchiere coprono una superficie ampia e studi recenti hanno dimostrato che possono far salire la temperatura dei tendini anche di diversi gradi.
Un tendine che supera i 40-42°C per troppo tempo inizia a soffrire.
Le sue cellule si danneggiano e aumenta il rischio di tendiniti a medio termine.
La soluzione? Usarle con intelligenza.
Le stinchiere vanno indossate pochi minuti prima di montare e rimosse subito dopo il lavoro.
E a fine sessione, una bella doccia fredda sulle gambe non è un optional, ma un atto di prevenzione vero e proprio.

Quando il nemico è il cavallo stesso: i paraglomi
Hai mai visto un cavallo che, al trotto o al galoppo, si colpisce da solo? 
Magari si “tocca” con i posteriori, oppure il ferro di un piede sbatte contro l’altro arto.
Ecco, per questi casi esistono i
paraglomi.
Cosa proteggono? Il nodello (l’articolazione tra stinco e pastorale) e la parte bassa della gamba. 
Questa caratteristica li rende meno “caldi” dal punto di vista termico, ma comunque molto efficaci dove serve: sul nodello, che è un’area vulnerabile a sfregamenti e contusioni.
A chi consigliare i paraglomi? Ai cavalli che tendono a colpirsi da soli, ai cavalli giovani, che stanno ancora imparando a gestire il proprio corpo e, in generale a chi lavora in piano o su piccoli ostacoli senza grandi rischi di urti violenti.

Le fasce da lavoro
Le fasce avvolgono completamente la gamba, dal nodello al ginocchio (sugli anteriori) o al garretto (sui posteriori). Sono ancora molto amate nel dressage e nel lavoro in piano, e se ben applicate, danno un senso di ordine e pulizia che esteticamente non guasta.

Ma andiamo con ordine.
Cosa proteggono le fasce? Da urti molto leggeri, da graffi, da piccoli sfregamenti.
Non proteggono quasi per niente da un colpo secco contro un ostacolo.
Quindi se fai salto, meglio i paratendini.
Il problema principale delle fasce è che sono le peggiori nemiche della termoregolazione. Avvolgono completamente l’arto, intrappolano calore e sudore, e creano un microclima caldo-umido che ai tendini non piace per niente. Inoltre, se non vengono applicate con la stessa tensione su tutto l’avvolgimento, creano punti di pressione dannosi. 
E una fascia che si allenta o si sposta durante il lavoro può persino causare una caduta.
Se vuoi usare le fasce, segui queste regole: impara a fasciare correttamente (la stessa tensione dal basso verso l’alto), non lasciarle mai più di 30-40 minuti consecutivi, e dopo il lavoro toglile subito, lava e asciuga bene le gambe del cavallo.

Il paradosso del calore che pochi conoscono
Merita un approfondimento a parte, perché è il punto che più spesso viene sottovalutato.
Negli ultimi anni la ricerca veterinaria ha dimostrato qualcosa di controintuitivo: qualsiasi protezione, se usata per troppo tempo,
aumenta la temperatura dei tendini più di quanto si credesse.
Non importa se è una stinchera di ultima generazione o una fascia di cotone.
Il meccanismo è semplice: la protezione isola l’arto dall’aria esterna, il movimento produce calore, e quel calore non riesce a disperdersi.
Un tendine che supera i 40-42°C per periodi prolungati subisce un danno cellulare. E un danno cellulare ripetuto nel tempo è una delle vie d’accesso alle tendiniti croniche.
Attenzione: questo non significa smettere di usare le protezioni. Significa usarle in modo intelligente.
Ecco le quattro buone pratiche che hanno senso:
1. Applica le protezioni all’ultimo momento, quando sei già pronto per salire in sella.
2. Rimuovile subito dopo lo smontaggio, prima ancora di togliere la sella.
3. Raffredda le gambe con acqua fredda o con impacchi di ghiaccio per qualche minuto.
4. Scegli protezioni traspiranti, magari con fori di ventilazione o tessuti tecnici.
Sembrano piccole attenzioni, ma sulla salute a lungo termine del cavallo fanno una differenza enorme.

Materiali a confronto: cosa scegliere in base al clima e al lavoro
La varietà di materiali può confondere. Facciamo chiarezza.
Il neoprene è il materiale più comune. È ammortizzante, morbido e resistente all’acqua.
Ma ha un difetto grosso: trattiene il calore ed è poco traspirante.
Va bene per l’inverno o per lavori brevi, ma evitalo nelle calde giornate estive.
Esiste anche il neoprene forato, che migliora un po’ la ventilazione, ma resta comunque meno traspirante dei tessuti tecnici.
Il poliuretano termoplastico, che spesso si abbrevia in TPU, è un materiale più moderno.
Leggero, rigido ma flessibile, offre una buona traspirabilità. 
Costa di più, ma per chi lavora intensamente o in climi caldi è un investimento sensato.
I tessuti tecnici a rete sono i migliori dal punto di vista della traspirabilità.
Sono leggeri, freschi, e lasciano respirare la gamba.
Il rovescio della medaglia? Sono meno resistenti agli urti forti. Perfetti per il lavoro in piano o per cavalli che non hanno bisogno di una protezione estrema.
Infine, le protezioni con gel e fodera in montone. Sono morbidissime, avvolgenti e assorbono benissimo gli urti. Ma sono molto calde. 
Ideali per climi freddi o per cavalli che lavorano poco e a basse intensità. In estate, meglio lasciarle nell’armadio.
Una regola pratica è questa: per lavoro intenso con temperature elevate, scegli TPU o tessuto tecnico.
Per l’inverno o un lavoro leggero, il neoprene può andare bene se usato per poco tempo. 
E se hai dubbi, punta sulla traspirabilità: è quasi sempre la scelta più sicura.

La vestibilità è fondamentale (te lo dice una che ha sbagliato)
Ho visto protezioni strette come lacci da scarpa e protezioni larghe che roteavano su se stesse come braccialetti. Nessuna delle due situazioni è accettabile.
Una protezione che scivola, ruota o stringe fa più male che bene.
Prima di ogni utilizzo controlla tre cose.
La
posizione: la parte superiore non deve premere sul ginocchio o sul garretto.
Le
chiusure: devono essere sicure ma non troppo strette.
Le
cuciture e i bordi: devono essere privi di grinze o pieghe che possano sfregare.

E non dimenticare la manutenzione.
Le protezioni vanno lavate regolarmente, seguendo le istruzioni del produttore. 
Lo sporco e il sudore secco induriscono i materiali e possono causare abrasioni. 
Una protezione pulita dura di più, protegge meglio e fa stare meglio il cavallo.
Non esiste la protezione perfetta, esiste il cavaliere consapevole
Se c’è una cosa che ho imparato in tutti questi anni, è questa: non esistono protezioni che vadano bene per tutti i cavalli, per tutti i lavori, per tutti i climi.
Esiste il cavaliere “sapiente” che si informa, che osserva, che si adatta.

Osserva il tuo cavallo. 
Come tornano le sue gambe dopo il lavoro? Sono calde? Ci sono segni di sfregamento?
E i tendini, sono tesi o morbidi al tatto?
Impara a leggere questi segnali.
Sono loro, alla fine, a dirti se stai sbagliando qualcosa.

Ora non ti resta che trovare le protezioni giuste per il tuo cavallo. 
Perché ogni dettaglio conta: dal materiale alla vestibilità, fino alla traspirabilità.

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