Un turbine di emozioni tra sella e natura. Una giornata tipo dedicata al turismo equestre
Avete mai sognato di lasciarvi alle spalle il frastuono del mondo e inoltrarvi in un’avventura lenta e autentica, in compagnia del vostro cavallo?
Il turismo equestre non è solo un'attività sportiva, ma una vera e propria filosofia di vita, un modo per riscoprire un contatto profondo con l'ambiente e con se stessi. Basandoci sulle esperienze di chi pratica questo affascinante stile di viaggio e sui principi di chi lo ha reso un'arte, proviamo a costruire l'immagine di una giornata tipo in sella.
Un rituale che inizia all’alba
Si dice che le ore del mattino abbiano l'oro in bocca, e per il turismo equestre questo è un dogma.
La giornata ideale inizia alle prime luci dell'alba, specialmente nei mesi estivi, per sfruttare le ore più fresche e percorrere buona parte del tragitto prima che il sole diventi troppo caldo. Prima di pensare alla colazione per il cavaliere, la priorità assoluta è la cura del cavallo.
Bisogna assicurargli un pasto adeguato almeno un'ora prima della partenza per permettergli una corretta digestione .
La routine mattutina è un rituale che richiede tempo e dedizione: si smonta il campo, si prepara una colazione rustica, si esegue la brusca e la striglia per pulire a fondo il cavallo, per poi sellarlo e caricare le borse con tutto l'occorrente.
In inverno, invece, si aspetta il sole, partendo più tardi per approfittare delle ore centrali della giornata, le uniche davvero calde per un trasferimento confortevole.
Un dialogo continuo tra cavallo e cavaliere
Si parte.
I più esperti consigliano di iniziare il tragitto a piedi per non affaticare subito il cavallo, per poi salire in sella.
La camminata è un susseguirsi di attenzioni: dopo i primi 20-30 minuti, una sosta per permettere al cavallo di urinare. Il ritmo ideale si compone di tre quarti d’ora in sella e un quarto d'ora a piedi, per alternare il peso del cavaliere e concedere riposo al dorso dell'animale.
Non esistono regole fisse, ma è fondamentale acquisire la mentalità che bisogna scendere ogni tanto, soprattutto in discesa, per non affaticare inutilmente la schiena del cavallo. Durante le brevi soste per uno spuntino, non si toglie la sella: ci si limita ad allentare il sottopancia e a sistemare il cavallo in un luogo riparato, lontano da correnti d'aria e, se necessario, coperto con una coperta per evitare colpi di freddo.
Affrontare il terreno
Uno degli ostacoli più suggestivi del turismo equestre è l'attraversamento di corsi d'acqua, nelle zone in cui il paesaggio lo consente. Se l'acqua è pulita, si possono concedere al cavallo alcune sorsate brevi; si può anche lasciarlo per qualche minuto con i tendini esposti alla corrente per dargli sollievo. Se il guado è inevitabile, bisogna convincere il cavallo a scendere, assecondandone gli sforzi dalla sella o scivolando di fianco, mantenendosi sempre aggrappati alla sella o alla criniera.
Il cavallo è un buon nuotatore, ma è meglio guadare obliquamente rispetto alla corrente e tenere conto che la sua sicurezza dipende dalla forza dell'acqua e dalla sua altezza.
La sosta e l’accoglienza
Viaggiare a cavallo non significa solo coprire chilometri, ma immergersi in un'esperienza umana e ambientale che la velocità dei mezzi moderni ha deturpato.
Quando si monta in sella, il mondo rallenta e si fa autentico: l'accampamento diventa un piccolo rifugio di pace, la compagnia del cavallo crea un'atmosfera che sa di tempi lontani, lontani dalla frenesia che troppo spesso ci divora.
In questa dimensione sospesa, si riscopre il piacere della lentezza.
E poi c'è l'incontro con le persone. Andare a cavallo apre porte che l'auto tiene chiuse: si viaggia a misura d'uomo. Si incrociano sguardi, si scambiano parole, si condividono storie. I cavalli, con la loro bellezza discreta e affascinante, sono i migliori ambasciatori: catturano l'attenzione, sciolgono le diffidenze e creano ponti.
In un'epoca in cui siamo sempre "connessi" ma sempre più soli, il turismo equestre restituisce il valore autentico della relazione umana, fatta di ascolto, condivisione e spontaneità.
Il benessere del cavallo al centro di ogni scelta
Il cavallo è un essere vivente, non un mezzo meccanico, e il cavaliere deve essergli vicino per tutta la durata del viaggio. Fuori casa l'animale è spaesato e si affida completamente all'uomo; la stanchezza può renderlo più sensibile. Bisogna quindi seguirlo attentamente, offrendogli cibo simile a quello a cui è abituato e dedicandogli molte cure. Una accurata pulizia e massaggi sui muscoli indolenziti dopo una giornata di duro lavoro sono fondamentali per alleviare la fatica.
Le linee guida sul benessere degli equini nel turismo raccomandano di non farli lavorare più di sei giorni a settimana, con soste e accesso ad acqua e foraggio. Se si è costretti a passare una notte all'addiaccio, bisogna legare i cavalli in luoghi riparati, coprirli e cospargere la loro gola con un unguento protettivo.
La giornata ideale
Un principio saggio, sottolineato da vecchie guide di turismo equestre, è che sei ore di sella sono più che sufficienti, e che la distanza giornaliera non dovrebbe superare i 35 km. La stanchezza, infatti, impoverisce il rapporto uomo-cavallo e toglie spazio alla gioia del viaggio. Il primo giorno generalmente andrà tutto bene, il secondo meno, il terzo sarà di crisi: è importante tenerne conto, programmando una tappa più breve per quella terza giornata.
Il turismo equestre è un'esperienza che rigenera lo spirito e rafforza un legame unico con il proprio cavallo. Ogni giornata in sella è un'avventura da vivere con rispetto, pazienza e la consapevolezza che il viaggio è molto più importante della meta.
Fonte: Sonia Persemoli, Manuale di turismo equestre, Calderini 2009