Cavalli co-terapeuti nella riabilitazione
Oggi esploreremo insieme il mondo dell’ippoterapia, una disciplina affascinante che sfrutta il movimento del cavallo e la sua personalità per fini terapeutici.
Non si tratta di semplice equitazione adattata o di un hobby per appassionati, ma di un vero e proprio intervento clinico basato su solide evidenze scientifiche e su una relazione profonda tra uomo e animale.
In questo articolo, cercheremo di capire cosa sia, come funzioni, quali benefici possa portare e quali percorsi professionali esistano in Italia per operare in questo settore, facendo riferimento sia alla letteratura specialistica italiana che a un testo fondamentale come Ippoterapia, istruzioni per l’uso di Nicoletta Angelini e Federica Marino.
Cos’è l’ippoterapia e come funziona?
Partiamo dalle basi.
Il termine ippoterapia deriva dal greco hippos (cavallo) e letteralmente significa “terapia attraverso il cavallo”.
Tuttavia, è fondamentale distinguerla da altre attività equestri.
Mentre nella rieducazione equestre è il paziente che impara a gestire attivamente l’animale, nell’ippoterapia il cavallo viene utilizzato come strumento terapeutico dal fisioterapista, dal terapista occupazionale o dal logopedista.
Il movimento della falcata del cavallo è molto simile, per ritmo e rotazione pelvica, a quello della deambulazione umana. Quando il cavallo cammina, trasmette al cavaliere circa 110 impulsi tridimensionali al minuto (movimenti avanti-indietro, lateralmente e in rotazione). Questi impulsi stimolano il sistema neuromuscolare del paziente, costringendolo a compiere continui aggiustamenti posturali.
In pratica, il corpo del paziente “impara” e “memorizza” il movimento corretto, migliorando l’equilibrio, la simmetria e il controllo motorio senza la fatica di un esercizio a terra.
Cosa dicono gli studi italiani
L’efficacia di questa pratica non è affidata solo all’intuito.
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica, anche in Italia, ha confermato i benefici dell’ippoterapia in diversi ambiti. Un esempio riguarda lo studio condotto su veterani dell’esercito, che ha evidenziato come gli Interventi Assistiti con il Cavallo (IAC) possano migliorare le strategie di coping (semplificando, la capacità di attuare una serie di strategie quando si è sotto stress, o si deve far fronte a un problema, un trauma o una situazione di sofferenza), l’autonomia, la fiducia in se stessi e la gestione dell’ansia, aiutando i soggetti con difficoltà di adattamento post-traumatico a riscoprire una nuova identità sociale.
Un altro settore in cui l’ippoterapia eccelle è quello dei disturbi del neurosviluppo, in particolare nei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD).
La relazione con il cavallo aumenta la motivazione sociale e la comunicazione non verbale. Il cavallo, animale preda per natura, è estremamente sensibile al linguaggio del corpo. Un bambino che tende al ritiro sociale, interagendo con un animale che non giudica ma risponde onestamente ai suoi segnali emotivi, impara a modulare la propria aggressività, a mantenere l’attenzione e a ridurre le stereotipie.
La relazione, un valore aggiunto fondamentale
Se la parte meccanica è fondamentale, il vero cuore pulsante dell’ippoterapia risiede nella relazione.
Come sottolineano magistralmente Nicoletta Angelini e Federica Marino nel loro celebre libro Ippoterapia, istruzioni per l’uso, il cavallo non è un semplice “attrezzo ginnico”, ma un trait-d’union, un ponte che mette in comunicazione mondi diversi.
Le autrici, che fanno capo all’associazione L’Auriga Onlus, spostano l’attenzione dall’aspetto meramente clinico a quello emotivo e simbolico.
Il libro raccoglie oltre un decennio di esperienze e spiega che il segreto del successo di questa terapia sta nel dover fare i conti con la “diversità” dell’altro (l’animale) per accettare la propria.
Il testo è considerato una pietra miliare nel panorama italiano perché integra etologia, psicoanalisi e benessere animale, offrendo una visione olistica che spesso manca nei manuali strettamente riabilitativi.
Per chi è indicata?
L’ippoterapia è indicata per un ampio spettro di patologie.
A livello internazionale, e in particolare nei centri italiani specializzati, viene utilizzata per:
- Patologie neurologiche: paralisi cerebrale Infantile, sclerosi multipla, ictus. In questi casi si lavora sul rilassamento della spasticità e sul controllo del tronco.
- Disturbi dello sviluppo: autismo e sindromi genetiche, per stimolare la comunicazione e l’integrazione sensoriale.
- Problemi respiratori: studi recenti suggeriscono benefici anche nella fibrosi cistica, dove il movimento ritmico aiuta la meccanica respiratoria e la pulizia naturale dei bronchi.
I percorsi formativi della FISE
Chi desidera operare professionalmente in questo settore deve conoscere i percorsi previsti dalla FISE (Federazione Italiana Sport Equestri), che ha strutturato una formazione specifica per gli Interventi Assistiti con il Cavallo (IAC) e per gli Sport Integrati (SI).
La figura principale è il Tecnico FISE IAC, che opera all’interno dell’équipe multidisciplinare collaborando con fisioterapisti e medici.
Questo professionista non svolge direttamente l’atto terapeutico (che rimane di competenza sanitaria), ma conduce il cavallo e gestisce l’aspetto equestre del trattamento.
Per l’ambito sportivo, esiste il Tecnico di Sport Integrati, che si occupa di paradressage, paraendurance, parareining, attacchi e volteggio integrati.
La formazione prevede moduli specifici su clinica della disabilità, tecniche adattate e collaborazione con la FISDIR (Federazione Italiana Sport Disabili Intellettivi Relazionali).
Esistono inoltre percorsi di inclusione sociale e lavorativa, come il progetto Equitraining, che forma assistenti e tecnici di scuderia anche per persone con disabilità, favorendo l’inserimento nel mondo del lavoro equestre.
È importante ricordare che la FISE non forma terapisti: l’ippoterapia in senso medico è di esclusiva competenza del fisioterapista o del medico.
Il tecnico FISE opera in sinergia con questi professionisti, a seconda che l’obiettivo sia riabilitativo (con il cavallo come mezzo) o educativo-sportivo (con il cavallo come fine).
L’ippoterapia è una disciplina complessa che richiede un team multidisciplinare composto da fisioterapisti, psicologi, istruttori equestri e, ovviamente, cavalli appositamente addestrati.
È un valido supporto riabilitativo che sfrutta la sinergia tra movimento e relazione.
Se desiderate approfondire l’anima più profonda di questa pratica, vi consiglio caldamente la lettura di Ippoterapia, istruzioni per l’uso di Angelini e Marino.
Come scrivono le autrici, il cavallo è “simbolo della libertà di essere diversi ma con pari dignità”.
Un concetto che, in un mondo che cerca di omologare tutti, rappresenta forse la più grande delle terapie.
Fonti
Angelini N., Marino F., Ippoterapia, istruzioni per l’uso. Il modello delle attività equestri integrate, Equitare, 2008, ISBN 9788888266541.
Çınar B., Efficacy of hippotherapy simulator in children and adolescents with cystic fibrosis, Istanbul University – Cerrahpasa, studio clinico randomizzato, 2021-2024.
Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), Regolamento Tecnico Federale – Libro VII: Sport Integrati, consultabile su www.fise.it.
Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), Progetto Equitraining – Formazione per Tecnici di Scuderia, Fondazione Roma / MASAF.
Johnson R. et al., The effectiveness of hippotherapy in reducing symptoms of post-traumatic stress disorder in veterans, Military Medical Research, 5(1), 2018, DOI: 10.1186/s40779-018-0158-7.
Masocco S., Il cavallo come mediatore: effetti degli interventi assistiti con gli animali nel trattamento dello spettro dell’autismo, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, relatrice Prof.ssa S. Bonichini, a.a. 2024/2025.
I bambini della luna: impatto emotivo dell’autismo infantile e tecniche riabilitative, Psychofenia, Università del Salento, 21 dicembre 2020, DOI: 10.1285/i17201632vXXIIIn41-42p141.
La valorizzazione della persona del disabile attraverso l’ippoterapia, Non profit, n. 2/2011, pp. 81-101, CNR – Istituto di Giurisprudenza e Scienze Giuridiche.
Nella foto Stefano in sella a Tornado. A sostenerlo il suo papà e a guidarlo Sara Tundo (istruttore di secondo livello e tecnico federale di equitazione paraolimpica di secondo livello. Tecnico sport integrati)